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News su Amministratore (revoca giudiziale)

Condominio, no alla revoca dell’amministratore in prorogatio

16 Marzo 2022 | di Redazione scientifica

App. Lecce

Amministratore (revoca giudiziale)

Per la Corte d’Appello di Lecce, l'amministratore di Condominio uscente, qualunque sia il motivo della cessazione, deve rimanere in carica fino a quando non venga nominato un sostituto.

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L’amministratore di Condominio revocato senza giusta causa ha diritto al risarcimento del danno

23 Marzo 2021 | di Redazione scientifica

Cass. civ.

Amministratore (revoca giudiziale)

In caso di revoca dell'amministratore di condominio prima della scadenza del termine previsto nell’atto di nomina, egli ha diritto, oltre che al soddisfacimento dei propri eventuali crediti, altresì al risarcimento dei danni, in applicazione dell’art. 1725, comma 1, c.c., salvo che sussista una giusta causa, indicativamente ravvisabile tra quelle che giustificano la revoca giudiziale dello stesso incarico.

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Procedimento di revoca dell'amministratore di condominio, litisconsorzio e spese processuali

22 Aprile 2020 | di Redazione scientifica

Cass. civ.

Amministratore (revoca giudiziale)

Il procedimento di revoca giudiziale dell'amministratore di condominio riveste carattere eccezionale ed urgente, in quanto sostitutivo della volontà assembleare e attivabile anche su iniziativa del singolo condomino. Esso non ammette la partecipazione del Condominio o di altri condomini.

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La revoca pretestuosa dell'amministratore legittima la condanna del condomino per lite temeraria

27 Novembre 2019 | di Redazione scientifica

Cass. civ., sez. VI, ord. 24 ottobre 2019, n. 27326

Amministratore (revoca giudiziale)

Ai sensi dell'art. 96, comma 3, c.p.c., quando pronuncia sulle spese ai sensi dell'articolo 91 c.p.c., il giudice, anche d'ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata. Pertanto, in materia di responsabilità aggravata, ai fini della condanna al risarcimento dei danni, l'accertamento dei requisiti costituiti dall'aver agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave ovvero dal difetto della normale prudenza, implica un apprezzamento di fatto non censurabile in sede di legittimità.

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