Bussola

Uso delle cose comuni (pari uso)

Sommario

Inquadramento | Il concetto di cosa comune | L'utilizzo del bene nella sua interezza | L'eventuale presenza del regolamento | Il limite soggettivo | L'armonica coesistenza dei diritti | Casistica | Guida all'approfondimento |

 

L'art. 1102 c.c. - operante, per quanto concerne il condominio, in forza dell'immutato rinvio di cui all'art. 1139 c.c., e non modificato della Riforma del 2013 - prevede: «1. Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa.  2. Il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso». In realtà, una norma che disciplinava l'uso delle cose comuni era prevista nella disciplina del r.d. 15 gennaio 1934, n. 56; infatti, l'art. 10 espressamente recitava: «I singoli condomini possono servirsi delle cose comuni purché non ledano l'interesse della comunione e non impediscano il concorrente esercizio del medesimo diritto da parte degli altri condomini. Essi possono introdurre, a proprie spese, nelle cose comuni, quelle modificazioni che, lasciandone immutata la destinazione, ne rendono più comodo l'uso e il godimento, purché non ostacolino l'uso degli altri compartecipi e ad essi non cagionino danno.  2. Il godimento del condomino che, senza invert...

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