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Apposizione di termini (azione di)

Sommario

Inquadramento | Le differenze rispetto all'azione di regolamento di confini | Le differenze rispetto all'azione di rivendicazione | Il giudice competente per materia | La legittimazione attiva e passiva | Le statuizioni del magistrato | Casistica | Riferimenti |

 

L'azione di apposizione di termini costituisce l'ultima azione a difesa della proprietà e si trova disciplinata nel codice civile, all'interno del capo IV del titolo II del libro III, e segnatamente nell'art. 951 c.c., il quale recita: “se i termini tra fondi contigui mancano o sono diventati irriconoscibili, ciascuno dei proprietari ha diritto di chiedere che essi siano apposti o ristabiliti a spese comuni”. Tale azione tende ad ottenere che i confini certi tra proprietà contigue siano resi visibili attraverso una delimitazione materiale: l'oggetto della domanda si mantiene nei limiti della mera applicazione di segni esteriori visibili di un confine prestabilito (ab initio o per intervenuta sentenza di accertamento); quindi, esperendo l'azione exart. 951 c.c., l'attore non chiede il permesso, di cui non ha bisogno, di apporre i termini mancanti o scomparsi, ma si rivolge al giudice perché emetta un provvedimento che imponga al vicino di partecipare alle spese all'uopo necessarie.  Comunque, la differenza tra l'azione per apposizione dei termini e quella di regolamento di confini risiede nel fatto che, nella prima, il confine tra i due fondi è certo ed incontestato e si vuole soltanto apporvi, perché mancanti o divenuti irriconoscibili, i segni di delimitazione materiale, al f...

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