Giurisprudenza commentata

Furto aggravato di beni condominiali esposti a pubblica fede e nozione di privata dimora

Sommario

Massima | Il caso | La questione | Le soluzioni giuridiche | Osservazioni | Riferimenti |

 

La Corte di Cassazione qualifica come furto in abitazione, ai sensi dell'art. 624-bis c.p., il furto avente ad oggetto di beni condominiali - nella specie, due portoni di ingresso di edifici condominiali - sebbene la condotta di sottrazione e impossessamento si sia svolta all'esterno del condominio, senza mai accedervi, e quindi, sebbene non vi sia stata alcuna “introduzione” in una “privata dimora”, né nelle sue “pertinenze”, posto che i portoni di ingresso erano accessibili da pubblica via. In proposito, la Suprema Corte specifica che, ai fini della qualificazione del reato di furto in abitazione, assume rilevanza sia il luogo in cui si realizza la condotta, ma anche e soprattutto la natura e la funzione che la res esplica, in ragione del carattere di indispensabile strumentalità rispetto le esigenze della vita domestica e familiare. I portoni condominiali, anche se accessibili dalla pubblica via, erano indiscutibilmente a servizio del condominio, ovvero ad aree pertinenziali che, pur non essendo direttamente destinate all'abitazione, fanno parte integrate del luogo abitato e sono strumentali al suo privato godimento.

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