Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

La compagnia telefonica può disporre del lastrico di un edificio condominiale per posarvi le antenne stipulando un accordo con effetti reali o obbligatori

26 Ottobre 2020 | di Maurizio Tarantino

Cass. civ.

Antenne e fotovoltaici singoli

Chiamate su una questione di massima di particolare importanza, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno precisato che la società telefonica può disporre del lastrico di un edificio condominiale per posarvi le antenne stipulando un accordo con effetti reali od obbligatori. In particolare, secondo i giudici di legittimità, il proprietario di un lastrico solare che vuole concedere a terzi, a titolo oneroso, la facoltà di installare un ripetitore per un certo tempo, godendo dell'impianto, che deve essere asportato alla fine del contratto, può ricorrere a due diversi schemi negoziali: un contratto ad effetti reali o un contratto atipico di concessione dello ius aedificandi con effetti obbligatori, ipotesi che richiedono l'unanimità dei condomini nel primo caso, mentre nel secondo solo se il contratto ha una durata superiore ai nove anni.

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Revoca giudiziale amministratore: efficacia sine die o limitata nel tempo?

23 Ottobre 2020 | di Guerino De Santis

Trib. Trieste

Amministratore (revoca giudiziale)

Tiene banco la questione circa l'interpretazione da dare al comma 13 dell'art. 1129 c.c., molto dibattuta in giurisprudenza, nel senso di stabilire se l'amministratore colpito dalla revoca giudiziale resti escluso sine die dall'incarico oppure solo nel corso dell'anno successivo alla revoca. Nella sentenza in commento, si cerca di dare la giusta interpretazione all'avverbio “nuovamente” contenuto appunto nella formulazione richiamata.

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Edificio crollato per terremoto, rifacimento del tetto e riparto delle spese

22 Ottobre 2020 | di Katia Mascia

App. Catania

Tetto

La pronuncia della Corte d'Appello di Catania offre l'occasione per affrontare il tema della ripartizione delle spese in condominio e della possibilità, contemplata dall'art. 1123 c.c., di derogare all'applicazione delle regole codicistiche, segnatamente riguardo al tetto dell'edificio.

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La riserva della proprietà di un bene condominiale deve essere effettuata all'atto costitutivo del condominio

20 Ottobre 2020 | di Edoardo Valentino

Trib. Siracusa

Cortili e aree esterne

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Siracusa sottolinea come il cortile sia parte condominiale, salvo prova contraria relativa alla proprietà privata dello stesso. La prova contraria, se invocata dal costruttore dello stabile, deve consistere nella riserva di proprietà privata del cortile sin dal primo atto di costituzione del condominio, in quanto la prova successiva risulta tardiva e tamquam non esset.

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È possibile derogare ai criteri legali di ripartizione della spesa comune in caso di mancato accertamento giudiziale dell'obbligo risarcitorio del condomino?

15 Ottobre 2020 | di Guerino De Santis

Trib. Milano

Spese (criteri generali di ripartizione)

Il condominio effettua dei lavori di riparazione alle cose comuni in seguito al verificarsi di danni all'interno di proprietà esclusive, approfittando anche per svolgere manutenzione tesa alla conservazione per un pieno godimento delle stesse da parte della collettività condominiale. Nell'attribuire la spesa, però, deroga al criterio legale della ripartizione addossandola per intero ad un solo condomino, fondando tale procedere sulla convinzione che, dovendo ritenerlo responsabile di alcuni danni, a questi vadano addossati i costi dei relativi lavori riparatori. Il Tribunale di Milano, facendo suo un orientamento ormai consolidato, esclude la legittimità della ripartizione siffatta, confermando che, in assenza di un pronunciamento giudiziale sulla responsabilità del condomino, il criterio di ripartizione da adottare deve essere quello ordinario di cui all'art. 1123 c.c.

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La redazione del rendiconto condominiale: una chimera, tra criterio di competenza, principio di cassa e sistema misto

13 Ottobre 2020 | di Gian Andrea Chiesi

Trib. Roma

Rendiconto condominiale

La l. n. 220/2012, nel novellare la materia condominiale, ha introdotto diverse disposizioni volte a meglio precisare e definire il contenuto ed i contorni del rendiconto condominiale, non chiarendo, tuttavia, il criterio di redazione cui lo stesso debba ispirarsi. Ciò ha ingenerato più di una discussione nella giurisprudenza specialistica, poco avvezza a maneggiare istituti contabili finora estranei alla disciplina di settore.

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La prova dello stato di ansia nel delitto di stalking tra vicini di casa

09 Ottobre 2020 | di Maria Beatrice Magro

Cass. pen.

Responsabilità penale dei condomini

La questione sottoposta al vaglio della Suprema Corte concerne gli strumenti di ricerca della prova degli elementi costitutivi della fattispecie criminosa di atti persecutori di cui all'art. 612-bis c.p. (perdurante stato d'ansia, timore di subire un male ingiusto, cambio delle abitudini di vita). In particolare, gli argomenti posti al vaglio di legittimità tendono a contestare le procedure di raggiungimento della prova dell'elemento più controverso e sfuggente del reato di atti persecutori: il grave e perdurante stato d'ansia. In proposito, la Corte di cassazione evidenzia la superfluità dell'acquisizione probatoria dell'elaborato peritale e della testimonianza esperta in ordine allo stato di ansia del nucleo familiare ai fini della configurazione del reato, essendo stati acquisiti durante il dibattimento altri importanti elementi probatori concernenti, non tanto lo stato psichico di ansia e paura, quanto l'evento alternativo indicato dalla lett. c) dell'art. 612-bis c.p., ossia “la costrizione ad alterare le proprie abitudini di vita”. Era stato confermato da altre fonti di prova il cambio di abitudini di vita del nucleo familiare, costretti a passare dal retro, per evitare gli insulti al momento del rientro in casa, elemento già in sè sufficiente a integrare il delitto di atti persecutori.

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È annullabile la delibera viziata da un errato criterio di ripartizione delle spese per lavori straordinari

07 Ottobre 2020 | di Nicola Frivoli

Spese (criteri generali di ripartizione)

Il giudicante etneo è stato chiamato ad accertare l'illegittimità di una delibera condominiale per un asserito vizio di nullità, nonostante l'oggetto dell'atto collettivo riguardasse il criterio di riparto di spese condominiali, nella specie relative ai lavori straordinari afferenti la zona box/garage, su una corsia di manovra coperta, non utilizzata dal condomino impugnante.

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Violazione della normativa antisismica e presunzione di pericolosità della sopraelevazione

05 Ottobre 2020 | di Alberto Celeste

Cass. civ.

Sopraelevazione (limiti)

Con una recente ordinanza, interessante anche per i riflessi pratici, specie in Italia ad alto rischio di terremoti, il Supremo Collegio ha chiarito che il divieto di sopraelevazione per inidoneità delle condizioni statiche dell'edificio, previsto dall'art. 1127, comma 2, c.c., va interpretato non nel senso che la sopraelevazione è vietata solo se le strutture non permettano di sopportarne il peso, ma nel senso che il divieto sussiste anche nel caso in cui le strutture sono tali che, una volta elevata la nuova fabbrica, non consentano di sopportare l'urto di forze in movimento quali le sollecitazioni di origine sismica, precisando che il limite delle condizioni statiche dell'edificio è espressione di un divieto assoluto, a cui è possibile ovviare solo se, con il consenso unanime dei condomini, il proprietario sia autorizzato all'esecuzione delle opere di rafforzamento e di consolidamento necessarie a rendere idoneo il fabbricato a sopportare il peso della nuova costruzione.

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L’invalidità della delibera di nomina del “nuovo” amministratore di condominio per eccesso di potere

02 Ottobre 2020 | di Vito Amendolagine

Trib. Ivrea

Eccesso di potere

Il Tribunale di Ivrea annulla la delibera assembleare di nomina del nuovo amministratore di condominio, scelto nella persona della figlia di quello precedentemente revocato con altro provvedimento emesso dall’autorità giudiziaria, precisando che non si tratta di censurare l’opportunità della scelta della persona dell’amministratore, né di assecondare il mancato gradimento della stessa da parte della minoranza dei condomini, bensì di evitare la nomina di un soggetto che, nella peggiore delle ipotesi, è un prestanome del proprio padre, e, nella migliore, lascia che quello precedente, sebbene revocato per giusta causa dall’autorità giudiziaria, si ingerisca nella gestione del condominio, in elusione della norma imperativa secondo cui in caso di revoca da parte dell’autorità giudiziaria non possa esservi ulteriore nomina dell’amministratore revocato.

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