Giurisprudenza commentata

Giurisprudenza commentata

È costituzionalmente compatibile la disciplina del termine di grazia, che non esclude la risoluzione in caso di sanatoria incompleta

03 Agosto 2020 | di Mauro Di Marzio

Corte cost.

Convalida di licenza e sfratto

Una volta concesso il termine di grazia, se il conduttore non riesce a sanare integralmente la morosità, cosa deve fare il giudice? Deve ineluttabilmente pronunciare l'ordinanza di convalida? Deve farlo anche in ipotesi in cui la morosità residua risulti irrisoria? Anche se, ad esempio, la morosità maturata all'udienza di verifica ammonti a diecimila euro ed il conduttore ne abbia pagato solo novemilanoveccentonovantanove? Oppure deve pronunciare sentenza dopo la trasformazione del rito?

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Credito nei confronti del condominio: l'amministratore è tenuto a fornire la documentazione in suo esclusivo possesso

31 Luglio 2020 | di Katia Mascia

Trib. Milano

Amministratore (compenso)

La pronuncia del Tribunale di Milano consente di affrontare il tema del riparto dell'onere probatorio, temperato dall'esistenza del principio di origine giurisprudenziale della vicinanza dei mezzi di prova, in virtù del quale il suddetto onere viene ripartito tenendo conto, in concreto, della possibilità per l'uno o per l'altro soggetto di provare fatti e circostanze che ricadono nelle rispettive sfere di azione.

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Molestie ai vicini di casa con segni e pugni

29 Luglio 2020 | di Maria Beatrice Magro

Cass. pen.

Responsabilità penale dei condomini

La sentenza in commento concerne un caso di condanna per molestie, consistente nell'aver inciso un segno minaccioso (una croce) dall'esterno di una persiana in legno di un vicino di casa, e di aver ripetutamente e nelle ore serali, battuto colpi contro la suddetta persiana, così da arrecare disturbo alla quiete pubblica e di riflesso, alla parte offesa. In merito, i giudici hanno accertato la lesività e ripetitività della suddetta condotta come disturbo o molestia alla quiete pubblica rilevante ex art. 660 c.p., anche in considerazione delle ore in cui i fatti si sono svolti, sulla base delle sole dichiarazioni della parte offesa che ha riconosciuto l'autore del fatto attraverso la videoregistrazione effettuata da una telecamera appositamente installata, senza richiedere ulteriori elementi probatori (quali la produzione in giudizio di foto o di video) a supporto.

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Il giudicato formatosi nei confronti del condominio è efficace nei confronti del singolo condomino anche se dissenziente rispetto alla lite

28 Luglio 2020 | di Vito Amendolagine

Trib. Sassari

Dissenso alle liti

Il Tribunale di Sassari, nell’ambito di un’opposizione all’esecuzione proposta da un condomino, risolve un’interessante questione concernente gli effetti del giudicato, formatosi all’esito di una causa di risarcimento danni intrapresa da un terzo nei confronti del condominio per responsabilità aquiliana di quest’ultimo, i quali si producono direttamente nei confronti del singolo condomino, anche se dissenziente dalla lite. Infatti, la separazione della responsabilità del condomino dissenziente da quella degli altri condòmini ha effetto solo nei rapporti “interni” con i partecipanti al condominio, non riguardando anche quelli “esterni” con il terzo che è in lite con l’intera compagine condominiale, compresi i dissenzienti. Pertanto, nell’ipotesi di soccombenza del condominio nella lite, anche il condomino dissenziente è obbligato nei confronti del terzo vittorioso a rispettare il giudicato derivante dalla condanna del condominio, salvo rivalersi contro quest’ultimo per ripetere ciò che abbia dovuto pagare alla parte vittoriosa.

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Azione di restituzione del bene occupato abusivamente e risarcimento del danno

27 Luglio 2020 | di Guerino De Santis

Trib. Brescia

Occupazione abusiva

L'art. 948 c.c. disciplina, nell'ambito delle azioni a difesa della proprietà, l'istituto della rivendicazione quale strumento per ottenere la restituzione di un bene occupato senza titolo da un terzo soggetto che non ne sia proprietario. L'azione di rivendicazione si distingue dall'azione personale di restituzione, che della prima è una derivazione, sul presupposto inerente l'accertamento o meno della titolarità del bene indispensabile per legittimare la richiesta di restituzione.

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L'apertura di una veduta da una parete di proprietà individuale sul cortile non costituisce uso della cosa comune ma impone una servitù

24 Luglio 2020 | di Alberto Celeste

Cass. civ.

Distanze legali

Discostandosi da un orientamento affermato anche di recente, il Supremo Collegio ha statuito - dando, invece, continuità ad un diverso insegnamento - che, al fine di escludere la configurabilità di una servitù di veduta sul cortile di proprietà comune, non può invocarsi il principio nemini res sua servit, il quale trova applicazione soltanto quando un unico soggetto è titolare del fondo servente e di quello dominante, e non anche quando il proprietario di uno di essi sia anche comproprietario dell'altro, laddove, invece, considerando il “rapporto strumentale” fra l'uso del bene comune e la proprietà esclusiva, non sembra ragionevole individuare, nell'utilizzazione delle parti comuni, limiti o condizioni estranei alla regolamentazione e al contemperamento degli interessi in tema di comunione, e, comunque, va adeguatamente considerata la particolare conformazione degli edifici in condominio.

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È nullo l’ atto negoziale con cui le parti, dopo la sottoscrizione di un contratto di locazione, si accordano per un canone diverso da quello pattuito

23 Luglio 2020 | di Edoardo Valentino

Trib. Vallo della Lucania

Canone (determinazione)

Il Tribunale di Vallo della Lucania pronuncia una sentenza in materia di locazione di immobili recante due principi in materia di diritto immobiliare. In prima battuta, la sentenza sottolinea come il conduttore non possa invocare un'eccezione di inadempimento per ogni minimo danno presente nell'immobile e giustificare così l'omissione del pagamento dell'intero canone di locazione. In aggiunta, il Tribunale sottolinea la nullità per contrarietà alle norme imperative di legge di qualsiasi atto negoziale il quale rappresenti una controdichiarazione rispetto al contenuto del contratto di locazione registrato.

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Installare le inferriate sul balcone lede il decoro architettonico dell'edificio?

20 Luglio 2020 | di Nicola Frivoli

Trib. Milano

Decoro architettonico

Il giudicante è stato chiamato ad accertare l'illegittimità del comportamento di un condomino, che aveva installato delle grate metalliche lungo il perimetro esterno dei balconi di pertinenza dell'immobile di proprietà, valutando se le stesse ledevano il decoro architettonico e delibando anche il profilo della sicurezza del relativo appartamento.

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Se opera la presunzione di comunione, il condominio è dispensato dalla probatio diabolica

17 Luglio 2020 | di Alberto Celeste

Cass. civ.

Parti comuni (presunzione e titolo contrario)

Analizzando una fattispecie peculiare, il Supremo Collegio ha avuto modo di chiarire che, quando un condomino pretenda l'appartenenza esclusiva di uno dei beni indicati nell'art. 1117 c.c., è onere dello stesso condomino, onde vincere detta presunzione, dare la prova della sua asserita proprietà esclusiva, senza che, a tal fine, sia rilevante il proprio titolo di acquisto, o quello del relativo proprio dante causa, ove non si tratti - come nel caso concreto analizzato nella sentenza in commento - dell'atto costitutivo del condominio, ma di alienazione compiuta dall'iniziale unico proprietario che non si era riservato l'esclusiva titolarità dell'area.

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Limitato uso di bene esclusivo causato da lavori condominiali: spetta il ristoro?

16 Luglio 2020 | di Guerino De Santis

Trib. Parma

Responsabilità per parti comuni in custodia

L’esecuzione di lavori edili spesso comporta attività insite nell’opera che, per potersi esplicare hanno bisogno di spazio ottenuto con l’occupazione di suoli adiacenti al corpo di fabbrica. E’ il caso dei lavori effettuati dal condominio per mantenere parti comuni, laddove per poterli eseguire è necessario, a volte, limitare l’uso ed il godimento di beni appartenenti ai condomini in via esclusiva i quali, per detta menomazione dei loro diritti, spesso richiedono risarcimenti o indennizzi. Ed è questo il punto: in questi casi spetta un ristoro? Su quali basi normative? La sentenza in commento offre una lettura affezionata ad un orientamento che tende ad escluderlo.

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