Bussola

Uso delle cose comuni (alterazione della destinazione)

Sommario

Inquadramento | Il concetto di pari uso | I canoni per identificare l'alterazione | Alterazione dell'uso dopo la riforma del 2012: l' art. 1120 c.c. | L'art. 1117 ter c.c. e le modifiche della destinazione d'uso | Casistica | Guida all'approfondimento |

 

L'uso dei beni comuni da parte di ciascun partecipante al condominio, così come generalmente ammesso dall'art.1102 c.c. dettato in materia di comunione ma applicabile anche al condominio in forza del rinvio espresso dall'art. 1139 c.c., è una delle questioni più complesse e dibattute in giurisprudenza e dottrina. L'art. 1102, comma 1, c.c. dispone che: «Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa». All'indomani dell'approvazione del codice del '42, Peretti-Griva, uno dei primissimi commentatori, nel libro «Il condominio di case divise in arti nella nuova legislazione», affermava che seppur il codice civile, nel disciplinare il condominio, nulla disponeva dovendosi riferire alle norme sulla comunione, il richiamo all'uso delle cose comuni è ancora più liberale «in quanto consente al condominio delle modificazioni all'unica, semplificata condizione del miglior godimento della cosa e ciò non si deve rivolgere a tutti i condomini ma a colui che attua la modifica. «Tanto meglio se al miglior godimento concorrerà l'intero condominio, o una frazione ...

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