Bussola

Rivendicazione (azione di)

Sommario

Inquadramento | La finalità recuperatoria | La legittimazione attiva del condomino e dell'amministratore | La legittimazione passiva e l'obbligo di integrare il contraddittorio | La prova diabolica e le sue attenuazioni | L'individuazione del bene controverso | Casistica | Guida all'approfondimento |

 

Dell'azione di rivendicazione, si occupa l'art. 948 c.c., il quale, al comma 1, recita: «Il proprietario può rivendicare la cosa da chiunque la possiede o detiene e può proseguire l'esercizio dell'azione anche se costui, dopo la domanda, ha cessato, per fatto proprio, di possedere o detenere la cosa. In tal caso il convenuto è obbligato a ricuperarla per l'attore a proprie spese, o, in mancanza, a corrispondergliene il valore, oltre a risarcirgli il danno». L'azione è esperibile da parte del proprietario nei confronti di chi possegga o detenga una cosa: pertanto, è il mezzo previsto dall'ordinamento per conseguire il ricongiungimento tra il diritto di proprietà (potere di diritto sul bene) e il possesso (potere di fatto sullo stesso bene); trattasi di azione petitoria, concessa a colui che si afferma proprietario di una cosa, avente carattere generale, di natura reale ed esperibile erga omnes. Alla stregua di tali finalità, deve ritenersi l'improponibilità dell'azione di rivendicazione - che lascerà, se del caso, il passo ad una semplice azione risarcitoria aquiliana ex art. 2043 c.c. - laddove il bene sia andato distrutto o perduto prima della domanda (v., tra le altre, Cass. civ., sez. II, 18 aprile 2001, n. 5702). In altri termini, l'azione di rivendicazione ha per oggetto ...

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