Bussola

Opere sulle parti comuni dell’edificio

Sommario

Inquadramento | Le modificazioni necessarie per il miglior godimento | L'occupazione permanente degli spazi comuni | L'osservanza delle distanze legali | L'equo contemperamento dei contrapposti interessi | L'incorporazione durevole animo domini | Casistica | Guida all'approfondimento |

 

L'art. 1102 c.c. si occupa dell'uso delle cose comuni, statuendo, al comma 1, prima parte, che «ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto». Quindi, la libertà del condomino di usare la cosa comune soggiace a due ordini di limitazioni - oltre le quali si sconfina nell'abuso - che dipendono, in buona sostanza, dalla situazione di coesistenza in cui si trovano le varie frazioni di proprietà; si tratta di limitazioni che, per semplicità, possiamo definire di ordine oggettivo (o qualitativo), ossia attinenti alla res, volendo evitare che la funzione della cosa comune sia distolta da quella sua propria (ciò a tutela sia della collettività dei condomini, sia del singolo che dal mutamento di destinazione potrebbe subire un disagio o una minorazione dell'uso stesso), nonché di ordine soggettivo (o quantitativo), nel senso che viene posto l'accento sul potere degli altri comproprietari di usare ugualmente la cosa in conformità del diritto di comproprietà del quale anche essi risultano titolari (ciò nella prospettiva di un giusto equilibrio tra il diritto di ciascun partecipante di servirsi liberamente della cosa in ragione delle nuove esigenze di vita ed...

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