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Divisione delle parti comuni dell’edificio

Sommario

Inquadramento | Il consenso unanime dei condomini | Il rispetto delle condizioni per la divisibilità | L'inseparabilità delle parti comuni da quelle di proprietà esclusiva | L'inefficacia degli atti di disposizione della cosa comune | Casistica | Guida all'approfondimento |

 

L'art. 1119 c.c. - oggetto di una lieve modifica ad opera della l. n. 220/2012 - dispone che «le parti comuni dell'edificio non sono soggette a divisione, a meno che la divisione possa farsi senza rendere più incomodo l'uso della cosa a ciascun condomino e con il consenso di tutti i partecipanti al condominio». Emerge, innanzitutto, la differenza rispetto all'istituto della comunione, laddove il Legislatore ha manifestato il suo disfavore in ordine al permanere dello stato di indivisione, riconoscendo, di regola, al singolo comunista il diritto di chiedere la divisione (con i soli limiti contemplati dall'art. 1112 c.c.), consentendo al giudice di intervenire in tal senso su richiesta al fine di sopperire alla volontà contraria di alcuni partecipanti (art. 1111 c.c.), nonché ammettendo che il partecipante possa disporre del suo diritto e cedere ad altri il godimento della cosa nei limiti della sua quota (art. 1103, comma 1, c.c.). Dal sistema condominiale, si evince invece che le parti comuni del fabbricato sono specificamente destinate a servire le proprietà esclusive di tutti i condomini, sicché la norma de qua tende appunto ad impedire che, disponendosi un'eventuale divisione di una parte comune, possa risultare pregiudicata la posizione di qualche condomino, nel senso che l...

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