Schede tecniche

La ripartizione delle spese del servizio idrico integrato in condominio

Sommario

La natura giuridica della spesa | Le singole voci di spesa | La corretta ripartizione della spesa | In conclusione | Guida all’approfondimento |

La natura giuridica della spesa

Il servizio idrico integrato rappresenta una delle tante spese erogate dall’amministratore e occorrenti per l’esercizio dei servizi comuni (art. 1130 c.c. n. 3) e si tratta di una spesa che deve essere prima inserita nel bilancio preventivo ordinario annuale (art. 1135 c.c., n. 2) e dopo nel rendiconto annuale (art. 1135 c.c., n. 3). Pertanto, occorre, da subito, affermare - con fermezza - che quella del servizio idrico integrato non rappresenta una spesa distinta dal rendiconto ordinario e, dunque, non gode di una contabilità indipendente né diversa da quella del rendiconto annuale che resta unico e riferito alla totalità delle spese ordinarie.

Se ai più una tale precisazione potrà sembrare superflua la stessa potrà apparire addirittura fuori dal coro per quanti operano in alcune realtà italiane dove è fortemente consolidata la prassi di vedere queste spese gestite autonomamente e periodicamente, con ripartizioni spot fuori dal rendiconto e che seguono la scansione dell’emissione delle fatture da parte dell’ente erogatore.

Inoltre, si tratta di una spesa che può avere la natura parziale quando riferita ad un solo gruppo di condomini e non all’intero edificio e la relativa ripartizione segue -  almeno in parte - il criterio dell’uso differenziato a mente del 2° comma dell’art. 1123.

Le singole voci di spesa

La fattura relativa al servizio idrico integrato si compone di diverse voci. Queste sono state uniformate dalla deliberazione del 28 settembre 2917 n. 665/2017/R/IDR dell’Agenzia ARERA, l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, a valere dal 1° gennaio 2018 per tutto il territorio italiano.

Alcune di queste voci sono determinate e ripartite sulla scorta del numero dei sotto utenti (singole unità immobiliari servite dal servizio idrico condominiale), altre, invece, sono determinate in funzione dei consumi effettuati dalla totalità delle sotto utenze e altre riguardano le obbligazioni contrattuali.

 

 

 

La composizione articolata della fattura, sia sul piano amministrativo che giuridico, impone una analisi altrettanto articolata della ripartizione della spesa.

La corretta ripartizione della spesa

Possiamo distinguere le voci della fattura in tre grandi categorie: quelle a quota fissa per singolo sotto utente, quelle proporzionali ai consumi effettuati e quelle che derivano dalle obbligazioni contrattuali.

 

 

 

 

Nell’ambito del rapporto proprietà/conduzione – da gestirsi in separata sede fra le parti ai sensi della legge n. 392/78 – le spese del servizio idrico sono da addebitarsi al proprietario per la sola parte relativa al gruppo degli altri oneri contrattuali.

Ulteriore approfondimento, invece, merita il c.d. principio di saturazione. Di cosa si tratta? Di un metodo di ripartizione che consente di mantenere fermi gli equilibri tra la ripartizione interna e l’articolazione tariffaria applicata dall’ente erogatore che, nel calcolare i consumi e i costi dei metri cubi d’acqua erogati all’edificio, tiene conto sì dei singoli scaglioni, ma sulla base del totale dovuto dalla numerosità dei moduli e con riferimento al contatore centrale, senza occuparsi del distinguo che può esserci tra i consumi dei sotto utenti di Tizio o di Caio.

Un esempio aiuterà a comprendere meglio il metodo.

 

 

 

I sotto utenti A2, A4 e A5 hanno superato la soglia dei 73 mc/anno a tariffa agevolata ma, avendo potuto utilizzare i metri cubi che A1 e A3 non hanno consumato, godranno della tariffa agevolata ben oltre la soglia determinata dall’articolazione tariffaria. E questo avviene proprio attraverso il metodo della saturazione che consente la ridistribuzione interna degli scaglioni.

 

 

Il metodo della saturazione consentirà al sotto utente A4 di pagare soltanto 10 mc. al prezzo della tariffa base potendo sfruttare i mancati consumi interni e arrivare, così, a pagare a tariffa agevolata ben 110 mc, superando di 37 mc. la soglia amministrativa dello scaglione pro-modulo. Ma cosa accadrebbe se si ignorasse il metodo della saturazione? Proviamo a proiettare la ripartizione interna secondo l’articolazione tariffaria prima e secondo il metodo della saturazione dopo per coglierne le differenze.

 

 

In questo caso, le singole quote attribuite a ciascun modulo sommano € 339,96, ben 22,36 euro in più rispetto a quanto indicato nella bolletta da ripartire.

 

 

Con il metodo della saturazione, invece, le quote sommano esattamente l’ammontare della fattura.

In conclusione

La ripartizione delle spese relative al servizio idrico integrato condominiale è abbastanza complessa e questo è dovuto alla necessità di conciliare l’articolazione tariffaria dell’ente erogatore con le norme che regolano i rapporti interni.

Risulta di fondamentale importanza saper distinguere la diversa natura giuridica di ogni singola voce di spesa e comprendere la necessità di adottare il metodo della saturazione per garantire gli equilibri interni necessari.

Da ultimo, ma non per importanza, occorre ricordare le spese per il consumo dell’acqua debbono essere ripartite sulla base dei consumi delle singole unità immobiliari, ove ciò sia possibile in ragione della presenza dei così detti contatori di sottrazione, oppure - quando non presenti - sulla base dei millesimi di proprietà, salvo diverso accordo negoziale tra tutti i condòmini.

Guida all’approfondimento

Schena F., Il nuovo rendiconto, Grafill, 2017.

Leggi dopo