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Cedolare secca locazione commerciale: nuovi chiarimenti dell’Agenzia dell’Entrate

Ad integrazione di quanto già detto con la precedente news del 7 gennaio 2019 “Legge di Bilancio 2019: cedolare secca anche per i contratti di locazione ad uso commerciale”, si precisa che l’Agenzia dell’Entrate con la circolare N. 8/E del 10 aprile 2019, ha evidenziato che la nuova disposizione estende il regime opzionale della cedolare secca anche ai canoni di locazione derivanti dai nuovi contratti che saranno stipulati nell’anno 2019 dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio di un’attività d’impresa o di arti e professioni, aventi ad oggetto gli immobili destinati all’uso commerciale, classificati nella categoria catastale C/1 – Negozi e botteghe – e le relative pertinenze: quelle classificate nelle categorie catastali C/2 – Magazzini e locali di deposito – C/6 – Stalle, scuderie e rimesse – e C/7 – Tettoie chiuse e aperte – se congiuntamente locate. Dunque, dalla lettura della presenza comunicazione, si ricava che sono esclusi i laboratori (C/3).

Come già precisato in precedenza, per usufruire del regime opzionale in questione, l’unità immobiliare commerciale oggetto della locazione deve avere una superficie complessiva, al netto delle pertinenze, non superiore a 600 metri quadrati. Si rammenta che il regime della cedolare secca costituisce un sistema di tassazione, alternativo a quello ordinario, il quale, per il periodo di durata dell'opzione, esclude l'applicazione: dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) secondo le aliquote progressive per scaglioni di reddito, e delle relative addizionali, sul reddito fondiario prodotto dall'immobile locato; dell'imposta di registro e dell’imposta di bollo dovute sul contratto di locazione.

 

 

 

 

 

 

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