Giurisprudenza commentata

L'apertura di una veduta da una parete di proprietà individuale sul cortile non costituisce uso della cosa comune ma impone una servitù

24 Luglio 2020 |

Cass. civ.

Distanze legali

Sommario

Massima | Il caso | La questione | Le soluzioni giuridiche | Osservazioni | Guida all'approfondimento |

 

Discostandosi da un orientamento affermato anche di recente, il Supremo Collegio ha statuito - dando, invece, continuità ad un diverso insegnamento - che, al fine di escludere la configurabilità di una servitù di veduta sul cortile di proprietà comune, non può invocarsi il principio nemini res sua servit, il quale trova applicazione soltanto quando un unico soggetto è titolare del fondo servente e di quello dominante, e non anche quando il proprietario di uno di essi sia anche comproprietario dell'altro, laddove, invece, considerando il “rapporto strumentale” fra l'uso del bene comune e la proprietà esclusiva, non sembra ragionevole individuare, nell'utilizzazione delle parti comuni, limiti o condizioni estranei alla regolamentazione e al contemperamento degli interessi in tema di comunione, e, comunque, va adeguatamente considerata la particolare conformazione degli edifici in condominio.

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